L’approccio creativo non riguarda solo l’ideazione di nuovi oggetti, cosa peraltro in realtà sempre più rara. Riguarda anche la capacità di ripensare ciò che già esiste e che è sotto gli occhi di tutti, attraverso un nuovo sguardo che attribuisce valori e significati differenti e differenzianti.
Il design parte dall’osservazione di piccoli segnali reali, dall’individuazione di esigenze particolari e, attraverso la propria specificità espressiva e il proprio linguaggio, arriva ad abbracciare una metodologia, per portare avanti un progetto fino alla sua realizzazione finale. Un progetto che contiene in sè l’idea iniziale, mai compromessa o stravolta nel processo, ma conservata in modo coerente.

Un designer è innanzi tutto un visionario perché è in grado di vedere oltre, di disegnare le tendenze, di fornire una spinta propulsiva e di ottenere oggetti unici nella differenza che li contraddistingue.
Il suo talento è quello di trasferire concetti che ritiene sostanziali per il progresso, in oggetti, prodotti che siano in grado di incarnarli e di esprimerli completamente. Il design appartiene alla vita: è radicato nella realtà quotidiana e per questa ragione un designer deve conoscere e saper interpretare i segnali, anche piccoli, che dalla realtà emanano.

Ecco perché un designer è colui che promuove l’innovazione: perché è un osservatore attento, perché non si accontenta di replicare ma vuole imporre il suo proprio linguaggio. Non importa che un designer sia più legato all’aspetto espressivo, all’urgenza artistica di manifestare un’idea personale, oppure più orientato a un approccio analitico, tecnico e funzionale: la linea sottile che unisce tutto il complesso mondo del design è l’assioma che non c’è innovazione senza ricerca. Sui materiali, sulle linee, sulle tendenze e le forme, ma anche una ricerca personale che affina lo sguardo rendendolo unico. Un design innovativo lo è nei segni, nel linguaggio e nelle pratiche, nella capacità di assegnare un senso e di permeare un progetto di questo senso.

In un momento in cui anche il marketing sembra spesso perdere il legame con il mondo reale e non essere in grado di cogliere le pulsioni sotterranee che animano la società, la ricerca del design può costituire il luogo di discussione per stabilire la necessità di un oggetto, tra i troppi oggetti che già esistono, il diverso valore dell’esistente, le nuove linee che possono traghettare la produzione di un’azienda nel futuro. Grazie al suo vivere nel mondo e, in un certo senso, alla sua libertà, il designer può essere davvero il protagonista del cambiamento, il regista in grado di gestire il passaggio da un momento di crisi a uno di nuovo sviluppo. Coniugare le proprie esigenze comunicative con quelle più allargate della propria società rende il designer il vero artefice dell’innovazione, che non deve e non può assoggettarsi alle regole del profitto e delle logiche finanziarie.

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